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eccomi!

Sono Antonella, nata in quel periodo in cui non si capisce se devo chiamarmi Millennial o Generazione Z. Sono nata in Puglia, in un paese abbastanza piccolo, e a diciannove anni mi sono spostata a Torino per fare la Scuola Holden. Volevo 1) una conferma che scrivere mi piacesse davvero 2) qualcuno che mi dicesse che sono brava. Sono successe entrambe le cose e quindi ho continuato a scrivere. Nel frattempo ho messo radici a Torino, perché mi sono innamorata sia della città che di un po’ di altre cose. Sto cercando di costruirmi una vita intorno ai libri, di qualsiasi tipo.

Cose che immagino vorrai chiedermi

Come si chiama il gatto?

Michael!

Quali sono i tuoi libri preferiti?

Difficile. Il mio autore preferito è David Foster Wallace sicuramente, ma mi piacciono anche tanto Raymond Carver ed Elisabeth Strout. La letteratura americana è la più affine a me, ma mi sento anche molto in connessione con il realismo magico sudamericano. Mi piace tanto anche il fantasy, e Il piccolo principe ha significato molto per me.

Preferisci la montagna o il mare?

Questa non è una buona domanda. Pensane un’altra.

Da quanto tempo scrivi?

La mia prima storia l’ho scritta che avevo cinque anni, più o meno. Da allora ho cambiato diverse forme ma non ho mai smesso.

Lo sappiamo tutti che scrivere non è un lavoro. Che lavoro fai?

Sto studiando sia come traduttrice (da freelance ho lavorato con FCTP e tradotto questo libro, tra le varie cose) sia come bibliotecaria. Come ho detto, mi piacciono i libri.

Posso seguirti sui social?

Se vuoi sì! Non sono super attiva, ma ci provo.

Hai mai pubblicato qualcosa?

Oltre a un racconto in un’antologia, nulla. Ho un romanzo che è uscito dal cassetto da un po’, e spero che ne esca qualcosa. Sarete i primi a saperlo, quando succederà.

Cosa ti piace fare oltre a scrivere?

Leggere, ovviamente, ma anche un sacco di cose artistiche, come cucire e ricamare. Ma in realtà la maggior parte del mio tempo libero lo passo dietro ai videogiochi.

Qual è il tuo racconto preferito?

Voglio bene a tutti i miei racconti, ovviamente (quelli a cui non voglio bene non sono qui). Però immagino che Ci pensa mai sia il primo in cui mi sono sentita davvero in grado di scrivere qualcosa di bello e speciale.