Ambra sa che quando i suoi genitori escono il sabato portano sempre un portafoglio solo, quello del papà. Quando ne ha chiesto il motivo, facendo finta che fosse una di quelle domande disinteressate che fanno i bambini per conoscere meglio il mondo, il papà le aveva risposto che era per galanteria, e la mamma aveva fatto una risatina. Lei ha sentito solo vagamente parlare della galanteria, sa che è una cosa da principesse, un modo per sentirsi speciali. Non penserebbe mai che potrebbe applicarsi anche a sua mamma, a cui vuole molto bene ma non assocerebbe mai a una principessa. Di conseguenza, ha accettato l’informazione per quello che rappresenta per lei: un’opportunità.
Una cosa a cui Ambra non fa caso è che i suoi genitori non si accorgono mai se mancano dei soldi. Del resto, cinque euro sono così pochi per un adulto, che torna a casa con un frigorifero o una televisione nuova e scambia monete da venti come se fossero figurine, che le sembra normale non se ne rendano neanche conto. È come se dal vasetto pieno di caramelle ne sparisse una sola.
Da quando ha fatto sette anni Ambra viene lasciata in casa da sola senza babysitter. I suoi genitori gliel’hanno comunicato in modo solenne ed entusiasta, mentre lei l’ha preso come un dato di fatto. Sì, lo so che sono grande ormai, faccio le elementari già da un anno. La prima volta che sono usciti le hanno raccomandato di non aprire a nessuno, di andare a dormire presto, di non mangiare schifezze, di non uscire da sola e altre svariate faccende. “C’è la cena nel frigorifero” è solo un dato di cui lei è libera di fare quello che vuole. Queste raccomandazioni Ambra le ha prese come i soldi nel portafoglio: se ne infrange solo una, non se ne accorge nessuno.
Una volta infilata la banconota nel taschino del cappotto verde e girate le chiavi nella toppa (erano quelle della babysitter; adesso riposano sull’appendichiavi di famiglia, tranne quando le usa lei), Ambra cammina veloce lungo la strada dritta di fronte alla casa. C’è solo un attraversamento, poi di pericoli non ce n’è più. Cammina veloce non perché si sente in difetto, ma perché così sente meno freddo e vuole dare l’impressione di avere delle cose molto urgenti da fare. Per strada riprende il flusso dei pensieri del sabato scorso. Sta cercando di decidere il suo nuovo fiore preferito, dopo che la margherita è stata universalmente riconosciuta dalle sue compagne come poco interessante. Forse sarà la viola, anche se è già la preferita di Erica. Il suo tentativo di chiedere aiuto alla mamma era stato sconfortante: le aveva proposto la rosa, ma la rosa piace già a tutti e Ambra non è mica una bambina come tutti. Assurdo che sua mamma – la persona che dovrebbe conoscerla di più – possa anche solo proporre una cosa del genere. Al papà neanche chiede, lui di fiori cosa ne può sapere.
In pizzeria interrompe il flusso di pensieri e si mette in fila. Dice: una margherita con coca cola grazie. Porge la banconota stropicciata alla cassiera, che annuisce e le porge di rimando lo scontrino. La cassiera le piace perché la sua divisa è verde come il suo cappotto; non infrange la regola di non parlare con gli sconosciuti, perché in questa pizzeria c’è già venuta tante volte. Prende la coca dal frigo, poi si siede al tavolino per due che si trova davanti alla cassa e fa dondolare i piedi, chiedendosi che pizza le arriverà stavolta. Non sa se è perché è una bambina o perché non sono molto bravi a prendere gli ordini, ma da ormai un po’ di tempo al posto della margherita le arriva una pizza condita in modo speciale. La prima volta ha protestato, poi ha accettato la situazione come una piacevole svista.
«Brina!» chiama la cassiera. Ambra si avvicina al banco e prende il suo cartone. “Buon appetito” le dice, perché anche se non mangiano adesso prima o poi i pizzaioli dovranno pur mangiare. Beve un sorso di coca e poi finalmente scopre la pizza. Spinaci e ricotta. È contenta perché la ricotta le piace ma è un po’ triste che la pizza sia bianca. In ogni caso, mangia con gioia. La pizza, ovviamente, non è una schifezza, quindi neanche questo infrange le regole.
Ambra non riesce mai a finire una pizza intera, soprattutto quelle condite. Il giorno in cui avrà finito una pizza intera (tranne le croste che non contano) sarà il giorno in cui potrà definirsi davvero cresciuta. Intanto oggi mangia quattro fette. Nel frattempo fa il resoconto della settimana: quello che ha fatto a scuola, come si è comportata a casa, quali nuove raccomandazioni ha ricevuto. Si rallegra nel sentire la donna al tavolo vicino dire: «Povera bimba, chissà chi l’ha lasciata tutta sola.» È stata lei stessa a lasciarsi tutta sola, e quindi non è povera affatto, ma la donna non lo può sapere.
Se Ambra non fosse così persa nei suoi pensieri, si renderebbe conto che Brina è un soprannome che le ha dato la sua famiglia, e che è molto strano che lo sappia anche la cassiera. Si renderebbe anche conto che la cassiera la sorveglia con un mezzo sorriso finché lei non si alza e lascia il tavolo con la pizza mezza mangiata. Ma Ambra ha molte cose a cui pensare, ed è normale che non si renda conto di tutto. Quando torna a casa, butta il cappotto sulla poltrona e rimette la chiave al suo posto. Mentre si addormenta, sentendo le luci accendersi e il chiacchiericcio sommesso dei genitori, pensa che sarà il caso di chiedere a papà per il fiore, altrimenti non se ne esce.
Antonella Massaro, 2022
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